Meno bene se la passa Wakabayashi in Germania, dato che è in rotta con l’allenatore Seemann dopo i fatti di Bayern-Amburgo. Adesso abbiamo gli stessi punti dello scorso anno (o uno in meno non mi va di controllare) solo che non abbiamo una squadra nuova, non abbiamo avuto Delio Rossi, non siamo una neopromossa. Sul presente, ad una ventina di giorni dal mercato di gennaio, bisognerebbe che fosse chiaro a tutti che questa squadra ha gli stessi difetti da due anni e forse si potrebbe provare a fare qualcosa oltre a cambiare per cambiare. Forse adesso toglierà anche Taider per dare una possibilità sull’esterno a Donsah. Nein, si continua così con Dzemaili ala sinistra, Taider ala sinistra, Destro a ruminare in mezzo e una rassegnazione all’ineluttabile davvero preoccupante. Si fa male Masina ed entra Krafth con tanto di scambio di fascia, Dzemaili continua a perdere palloni, Nagy pulisce il gioco e poco più e l’unico avversario sembra essere il tempo che passa perchè dell’Empoli nessuno sa più niente.
I rossoblu non hanno né gioco e né idee, in compenso sono molli nei contrasti, imprecisi negli appoggi e totalmente immobili, tanto che l’Udinese arriva a giocarsi dei tre contro tre senza che il Bologna stia realmente attaccando. Per il suo stile di gioco viene paragonato al macedone Darko Pančev e al colombiano Radamel Falcao, che è anche il suo idolo. L’anno successivo l’Athletic bissa la vittoria in campionato, con l’aggiunta della conquista della coppa dopo aver sconfitto per 1-0 il Barcelona in finale. Se però arrivi da una vittoria in dieci partite e non segni nemmeno alla playstation, ti viene in mente che l’Empoli arriva da tre sconfitte con una ventina di gol presi, ti viene in mente che giochi in casa e hai tirato in porta, piano, solo da venticinque metri. Sembrava l’ennesimo calo di concentrazione come avvenuto nelle scorse gare quando nella ripresa la squadra di Di Luca è salita in cattedra cogliendo una vittoria importante e inaspettata. Nella ripresa il mister prova la carta Di Francesco che quantomeno prova a strappare e anche se merita le parole dure di Donadoni a fine partita per non aver chiuso sul cross da cui nasce il gol non mi sembra sinceramente più responsabile di altri di questa sconfitta.
La ripresa comincia con un nuovo piglio per i rossoblu, l’Empoli ormai non ha più la gamba per venirci a prendere ovunque e il Bologna maramaldeggia a destra e sinistra imponendo la propria superiorità in ogni parte del campo. Ci è voluto molto impegno ed un po’ di fortuna ma il Bologna è riuscito a perdere all’ultimo tuffo la partita più brutta del secolo. La partita è subito brutta in modo da non farsi illusioni sul tipo di pomeriggio a cui siamo chiamati, ed i rossoblu attaccano con più costanza dei toscani senza però che succeda nulla di segnalabile. La speranza dei bianconeri è quella di tornarci l’1 giugno quando andrà in scena la finale proprio nella nuovo casa dei Colchoneros. Entra anche Okwonkwo per Krejci e su un mischione potrebbe mettere la parola fine su questa specie di glaciazione, ma gli dei del calcio hanno detto chiaramente che non se ne parla per cui torniamo a casa con un bel puntone che ci avvicina al nostro prestigioso traguardo di averne almeno tre dietro.
Del resto è abbastanza normale che se gli stessi dirigenti escono con frasi tipo “siamo ancora in tempo ad arrivare ultimi” qualcuno poi non si senta troppo stimolato. I rossoblu sbandano cinque minuti prima di riprendersi un attimo e tutto quello che ne esce è una punizione di Viviani che si stampa sulla traversa, poi solo topolini che corrono nella ruota. Taider deve aver passato del tempo su un carillon a fare la giravolta, mai che provi a partire dritto senza fare quella veronica che permette anche a chi è al bar di rientrare in tempo per l’azione, ma in generale tutto il centrocampo è ingessato come un omero fratturato in tre punti. Servirebbe un cambio di ritmo, un’invenzione, un miracolo, invece per tutto il primo tempo assistiamo ad un’inspiegabile affanno rossoblu, un’impotenza che taglia gambe e morale a grandi e piccini. Non pensateci nemmeno, DEVE essere l’occasione per vincere, senza scusanti. Cominciarono quindi a essere organizzati dei tornei calcistici a livello toscano, che vennero disputati nel prato del Quercione presso il parco delle Cascine fino al 1917, quando il comune decise di vietare la pratica calcistica nella maggiore zona verde della città.